Questo articolo non nasce per insegnare agli insegnanti come fare il loro lavoro,
ma per aiutare gli allievi a comprendere che l’errore non è un ostacolo all’apprendimento.
Al contrario, è una parte fondamentale del percorso di crescita di ogni ballerino.
Marco Dollaro
Gli errori Country Line Dance sono una parte naturale dell’apprendimento. Ogni ballerino, dal principiante al più esperto, si trova prima o poi ad affrontare difficoltà, esitazioni e momenti di confusione durante una coreografia.
Se c’è una cosa che vedo spesso durante le lezioni, è la paura di sbagliare.
Una paura silenziosa che molte volte non viene espressa a parole, ma che si legge negli sguardi, nelle esitazioni e in quelle persone che si fermano appena perdono un passaggio.
Eppure c’è una verità che ogni ballerino dovrebbe ricordare:
sbagliare è una parte naturale dell’apprendimento.
Nessuno nasce imparato.
Nessuno entra in una sala e conosce già tutti i passi, tutte le sequenze o tutti i cambi di direzione. Chi oggi balla con sicurezza è passato esattamente dagli stessi errori che affrontano i principianti.
Il problema non è sbagliare, gli errori nella Country Line Dance sono normali.
Il problema è credere che sbagliare significhi non essere portati.
Molte persone, dopo aver commesso qualche errore, iniziano a giudicarsi troppo severamente. Pensano di essere lente, di non avere memoria o di non essere abbastanza capaci.
In realtà stanno semplicemente vivendo il percorso che ogni allievo attraversa.
Ma è bene di ricordare sempre una cosa:
una lezione non è un esame.
Non siamo qui per dimostrare quanto siamo bravi.
Siamo qui per imparare.
E imparare significa inevitabilmente sbagliare, correggersi e riprovare.
Anzi, spesso sono proprio gli errori a insegnarci di più.
Quando perdiamo un passaggio e riusciamo a ritrovarlo, stiamo allenando la nostra capacità di adattamento.
Quando ci confondiamo e ripartiamo senza fermarci, stiamo sviluppando sicurezza.
Quando accettiamo di non essere perfetti, stiamo diventando ballerini migliori.
C’è poi un aspetto che negli anni ho imparato a osservare.
A volte, quando una coreografia risulta più difficile del previsto, alcune persone tendono inconsapevolmente a proteggersi da quella difficoltà dicendo semplicemente:
“Non mi piace questa coreografia.”
Naturalmente può essere vero.
Non tutte le musiche o tutte le danze possono piacere a tutti, ed è giusto che sia così.
Però, in alcuni casi, quel “non mi piace” nasconde qualcos’altro.
Nasconde la frustrazione di non essere ancora riusciti a comprendere bene i passaggi, la paura di sbagliare o il timore di sentirsi meno preparati degli altri.
È una reazione umana, ma obbiamo imparare a convivere con gli errori di Country Line Dance.
Quando qualcosa ci mette in difficoltà, è più facile allontanarla che affrontarla.
Eppure capita spesso che proprio quelle coreografie che inizialmente sembravano impossibili o poco piacevoli diventino, dopo qualche settimana di pratica, tra le più amate.
Non perché sia cambiata la coreografia.
Ma perché è cambiato il nostro rapporto con essa.
La difficoltà ha lasciato spazio alla comprensione e la comprensione ha lasciato spazio al divertimento.
Per questo invito sempre gli allievi a concedersi del tempo prima di giudicare una danza.
A volte non è la coreografia a non piacere davvero.
A volte stiamo semplicemente attraversando quella fase naturale in cui stiamo ancora imparando a farla nostra.
C’è poi un altro aspetto che ritengo fondamentale nell’insegnamento.
Quando un insegnante nota un errore, il suo compito non è mettere in evidenza la persona che lo ha commesso, ma aiutare tutto il gruppo a migliorare.
Per questo motivo credo che, nella maggior parte dei casi, una correzione debba essere trasformata in un’indicazione rivolta all’intera classe.
Se un allievo commette un errore, spesso significa che quella difficoltà potrebbe riguardare anche altri che magari non l’hanno ancora manifestata apertamente.
Dire davanti a tutti:
“Tu stai sbagliando.”
rischia di creare imbarazzo, insicurezza e la paura di esporsi.
Molto più utile è fermare il gruppo e dire:
“Facciamo attenzione a questo passaggio.”
Oppure:
“Ricordiamoci che qui il peso va sull’altro piede.”
In questo modo la correzione diventa un momento di crescita collettiva e non un richiamo personale.
Un allievo che si sente giudicato tende a chiudersi.
Un allievo che si sente accompagnato continua a provare.
L’obiettivo di un insegnante non dovrebbe essere dimostrare chi ha sbagliato, ma fare in modo che tutti abbiano la possibilità di migliorare senza sentirsi sotto esame.
Alla fine la perfezione non è l’obiettivo.
L’obiettivo è divertirsi, migliorare e godersi il percorso.
La coreografia perfetta dura pochi minuti.
La fiducia che costruiamo in noi stessi può durare tutta la vita.
Per questo, quando sbagliate un passo, non fermatevi.
Sorridete, riprendete il ritmo e continuate a ballare.
“Se c’è una cosa che spero rimanga nel cuore dei nostri allievi, non è il ricordo di una coreografia perfetta. È la consapevolezza che ogni volta che si sono persi e hanno avuto paura, hanno potuto ritrovarsi. Perché nella danza, come nella vita, non conta quante volte sbagli strada, ma quante volte trovi il coraggio di rimetterti in cammino…e poi ridere ridere ridere”