La 49ª stella dell’Unione


Alaska è la versione russa della parola aleuta “Al-ay-ek-sa” equivalente a “Grande Paese”. Nel 1741, dopo l’esplorazione compiuta dal danese Vitus Bering, ufficiale della marina degli Zar, il territorio venne annesso dalla Russia e nel 1784 Grigor Ivanovic Shelikoff e la moglie Natalia, fondarono la prima colonia nell’isola di Kodiak, insediandovi 190 persone. Quando il governo degli Stati Uniti incominciò ad interessarsi all’immensa regione, le reazioni delle opposizioni e della stampa che le sosteneva furono simili a quelle che nei primi decenni dell’Ottocento avevano criticato l’acquisizione della Louisiana.

.Un giornalista battezzò ironicamente “Icebergia” (da “iceberg”) l’inospitale paese in cui “gli abitanti si muovono soltanto con i pattini da neve” e “il 99 per cento del territorio è assolutamente improduttivo.” La trattativa per aggiungere all’Unione quella che sarebbe diventata la sua 49° stella, venne definita “La follia di Seward”, dal nome del segretario di Stato che aveva condotti il negoziato per conto del presidente Andrew Johnson, successore di Abraham Lincoln alla Casa Bianca. Si racconta che, per convincere il Congresso del valore dell’affare in corso, William H. Seward dovette pregare gli stessi Russi di persuadere i parlamentari americani più contrari. L’accordo fu perfezionato nel marzo 1867, al prezzo di 7.200.000 dollari. Il nuovo territorio, esteso oltre 1.500.000 chilometri quadrati (cinque volte la superficie dell’Italia) fu interessato dalla corsa all’oro del 1896 e venne innalzato al rango di Stato membro soltanto nel 1959, stabilendo la sua capitale a Juneau. Oggi l’Alaska, ricca di giacimenti minerari e petroliferi, possiede circa 630.000 abitanti.

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