I Navajo


Il vero nome dei Navajo è Diné (Il Popolo). La maggior parte degli Americani anglofoni pronuncia il nome in modo errato, concludendolo con una vocale lunga (come in Din-ee o Din-a). La pronuncia con vocale corta e interrotta è quella corretta, e la sua trascrizione fonetica corretta è Dine’é, anche se, per convenzione generale, si usa oggi la scrittura Diné. Come molte altre nazioni native americane hanno fatto o sono in procinto di fare, c’è un ritorno nei documenti ufficiali tribali al nome originale della nazione in sostituzione di quello assegnato storicamente dai bianchi (termine che spesso trae origine da un dispregiativo).

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Ad esempio, il Navajo Community College, l’università dei Navajo, si chiama ora Diné College. In questo libro utilizzeremo sia la denominazione “DinŽ” che quella “Navajo”.
La cultura navajo forma un collante che lega e unisce tra di loro i membri tribali. Il popolo dei Navajo, a differenza di moltissimi altri popoli nativi americani, ha avuto la fortuna di rimanere nelle proprie terre ancestrali dopo l’invasione dei bianchi, con la sola eccezione del periodo di deportazione e reclusione a Bosque Redondo, durato quattro anni e conclusosi nel 1868. Una parte importantissima dell’identità navajo, dell’essere Navajo, è la terra su cui questo popolo vive. Essi affermano che la terra su cui vivono venne data loro dagli Esseri Sacri, i Diyin’ Diné, che giunsero fin qui dal cielo . Essi diedero ai Navajo la terra compresa fra le quattro Montagne Sacre e dissero loro di proteggerla. E tutta questa terra è ancora dei Navajo oggi. Gli Esseri Sacri dissero ai DinŽ che fintanto che avessero vissuto fra le quattro Montagne Sacre, simboliche delle quattro direzioni, essi li avrebbero protetti e si sarebbero presi cura di loro.

Per i Navajo, in ogni cosa esistono un aspetto femminile e uno maschile. La parte maschile è quella aggressiva, quella del mentire, dell’imbrogliare, della guerra, del male. La parte femminile è quella in cui si trovano amore, compassione, il prendersi cura degli altri. Ogni essere umano ha in sè entrambe le parti – ad ogni modo, gli uomini sono uomini e le donne sono donne. Ciascuno ha precise responsabilità all’interno della famiglia: le donne utilizzano la propria parte compassionevole per prendersi cura della famiglia e dell’hogan, l’abitazione tradizionale navajo; l’uomo usa il proprio aspetto aggressivo per provvedere alle necessità fisiche degli altri membri familiari. Il fatto che uomo e donna abbiano i propri ruoli non significa che non possano fare il lavoro dell’altro o dell’altra, dato che ogni persona ha in sè entrambi gli aspetti, maschile e femminile. Non è sbagliato per un uomo cucinare, lavare i piatti, cambiare i pannolini, fare il bagno ai figli e così via se questo è ciò che c’è bisogno di fare; la stessa cosa vale per la donna nello svolgere compiti precipui del ruolo maschile. Ma vi sono certi limiti circa ciò che un uomo può fare nella metà femminile della vita e viceversa. A una donna non si daranno mai arco e frecce dicendole di andare in guerra ad uccidere, sebbene ella potrebbe anche fare questo se non vi fosse altra scelta per proteggere la propria famiglia. Tutti, compresi i bambini, hanno la responsabilitˆ di mantenere la casa viva, bella, pulita e sicura.

Per i Navajo, come per tutti i popoli tribali, la famiglia è molto importante. C’è la famiglia immediata, composta dai genitori e dai figli, e la famiglia estesa, di cui fanno parte decine di nonni, bisnonni, zii, prozii, cugini e nipoti. Le famiglie estese sono divise in clan, che vennero creati dagli Esseri Sacri. I quattro clan originari furono Casa Torreggiante, Acqua Amara, Grande Acqua e Uno-Va-In-Giro. Oggi vi sono circa 130 clan diversi. Quando un Navajo incontra un altro Navajo per la prima volta, si presenta comunicando per prima cosa il proprio clan di appartenenza: ci si identifica infatti come esseri umani tramite l’appartenenza clanica della madre, del padre e degli antenati. Una volta che un Navajo conosce il proprio clan, non sarà mai solo, poichè i suoi antenati saranno sempre vicini.
Poi c’è quella che in inglese si chiama “immediate family”, la famiglia mononucleare europea. Qualsiasi Nativo, e in particolare un Navajo, sente una grande responsabilità nei confronti della propria famiglia, poichè senza di essa il popolo non avrebbe ragione di esistere, sarebbe finito. All’interno della famiglia ciascuno ha un ruolo importante da giocare. Se uno solo dei membri familiari non compie ciò che sono le proprie responsabilità, è l’intera famiglia a soffrire.

Il Canyon de Chelly (pron. Scèi) si trova nel cuore della terra dei Navajo, in mezzo alle quattro Montagne Sacre che proteggono Dinétah, la Terra dei Diné. Esse sono: ad Est il Blanca Peak (4.363 m); a Sud il monte Taylor (3.471 m); a Ovest l’Humphrey’s Peak delle montagne di San Francisco (3.861 m); e a Nord l’Hesperus Peak (4.030 m). Il Canyon de Chelly è un luogo molto sacro e bello per i Navajo. E’ un posto in cui tutte le fonti di vita sono abbondanti. E’ un luogo di grande pace, dov’è possibile apprendere grandi lezioni. Nel canyon ci sono antiche rovine degli Anasazi, che in navajo significa “gli Antichi”. La gente che viveva in quelle rovine forma la base di ciò che sono i Navajo oggi. Il Canyon de Chelly è uno dei luoghi più importanti a cui un Navajo può far visita oggi. Per millenni la gente Diné è venuta qui a ricevere la grande forza e il potere delle sue pareti rocciose. Il passato e il presente dei Navajo è nascosto nei recessi di questo luogo incantato che, invece di ergersi verso l’alto dalla pianura come fanno le montagne, è nascosto al mondo esterno, e non lo si vede finchè non si arriva ai suoi margini. Alcune delle cose pi importanti accadute alla gente navajo sono avvenute all’interno di questo canyon, uno dei primi luoghi in cui gli Esseri Sacri misero piede. E’ un luogo molto sacro. E’ qui nel canyon che gli Esseri Sacri insegnarono ai Navajo come vivere, e ancora oggi essi considerano gli Esseri Sacri con estrema reverenza e gratitudine. I Navajo onorano loro e i loro insegnamenti vivendo ogni giorno le verità che in essi si trovano. I Navajo onorano i Diyin’Diné poichè essi misero qui per gli uomini tutti le cose di cui abbiamo bisogno per vivere ed essere felici. Essi diedero agli uomini Padre Sole, il quale dà energia e luce a Madre Terra. Madre Terra nutre e dona tutte le cose ai Navajo, comprese le montagne, gli alberi, gli animali, l’erba, il cibo e le erbe per guarire dalle malattie.
Gli Esseri Sacri insegnarono ai Diné come custodire nostra Madre Terra, ed essi li onorano e se ne prendono cura. Molte genti di Madre Terra oggi le stanno facendo del male. Verrà il giorno in cui i popoli della Terra andranno dai Navajo a chiedere di insegnare loro come prendersi cura della Terra. Quando quel giorno verrà, i Navajo saranno pronti – e, in effetti, sotto molti aspetti quel giorno è già qui.

La cultura Navajo è viva attraverso le cerimonie. Ci sono numerosissime cerimonie per molti scopi e cose diverse – anch’esse sono state date ai Navajo dagli Esseri Sacri. Tramite le cerimonie si impartiscono lezioni importanti che i Navajo debbono conoscere per rimanere in vita come popolo. Le cerimonie insegnano la storia del Popolo, le responsabilità che comporta l’essere esseri umani nell’universo e il nostro posto al suo interno in quanto tali. Come esseri umani siamo molto potenti: possiamo farci del male nel mondo, oppure possiamo aiutarlo, e questo ci insegna anche la pazienza. Le cerimonie sono anche il luogo in cui viene tenuta viva la lingua diné, il luogo in cui si parla con gli Esseri Sacri. Esse sono d’aiuto in molti modi per benedire i malati nella mente e nel corpo, e vengono inoltre utilizzate per celebrare occasioni di gioia e per risolvere problemi all’interno della società e all’interno della famiglia. In questi momenti si raggiunge un punto in cui tutti si è d’accordo su ciò che è meglio fare per il bene di tutti, oppure ci si riprova fino a riuscirci.
Anche la musica è una parte molto importante delle cerimonie ed ha grande potere. Gli Esseri Sacri osservano costantemente il Popolo e vedono come esso li protegge. Ci sono molte persone che si recano nella terra dei Navajo, o si mettono in contatto con loro, cercando di imparare e di apprendere le loro cerimonie allo scopo di scrivere un libro o di fare un film. Ma tutto quello che gl’importa è fare soldi. Non sono interessati al potere delle verità di cui le cerimonie sono espressione e veicolo al tempo stesso. In certi libri si possono trovare alcune delle cose più sacre che insegnano al popolo navajo come vivere, alcune delle più grandi lezioni di vita. Queste sono cose di cui non si dovrebbe parlare al di fuori delle cerimonie, poichè hanno grande potere, e utilizzate nel modo sbagliato possono causare grandi danni a Madre Terra e a tutte le cose che ci vivono. La cultura del popolo Navajo è come un fragile bambino. Bisogna averne cura. Non bisogna dare in braccio un bambino al primo che capita: bisogna farne tesoro, proteggerlo. La cultura navajo sopravvive perchè viene trattata come un fragile bambino. Essa non va sfruttata a fini egoistici. Sarà ancora qui per i figli, i nipoti e i pronipoti dei Navajo di oggi. Come ha fatto con i loro antenati, insegnerà loro a mantenere l’equilibrio, una bellezza di vita, la Via della Bellezza.

Le storie e i racconti tradizionali si contraddicono spesso tra loro, a causa delle differenti versioni rese agli antropologi da diverse persone. Secondo alcuni Navajo, ad esempio, quello in cui viviamo è il Quarto Mondo successivo all’Emersione del Popolo dal terreno; per altri siamo nel Quinto Mondo. In alcune versioni dei miti, cui i canti e le preghiere fanno continuo riferimento, i due Gemelli Sacri, Uccisore Di Mostri e Nato Dall’Acqua, sono figli di Donna Cangiante; in altre versioni il primo è figlio di Donna Cangiante, il secondo di sua sorella minore Donna Conchiglia Bianca. In una ulteriore versione, essi sono figli di Prima Donna, che a sua volta contribuisce assieme a Primo Uomo alla creazione di Donna Cangiante. A voler dare un senso logico razionale a tutto questo caos (e questo autore ci ha provato) non si otterrà altro che confusione. Il fatto è che queste cose non possono essere apprese dai libri: una storia tradizionale, per acquisire il proprio potere, non può che essere trasmessa oralmente con una condivisione di tabacco tra chi la narra e chi la riceve, pena la sua volgarizzazione e riduzione a favoletta per bambini. Da un altro punto di vista, quello che importa nelle storie della tradizione orale non è tanto la logica, quanto il messaggio, la morale che sta dietro ciascuna di esse, che le impregna dal profondo. Ed è qualcosa che si capisce non tanto con la testa, quanto col cuore. Come avviene nelle occasioni in cui vengono narrano, piuttosto che dedicare appositamente un capitolo a queste storie, si è deciso di porle qui e là, senza un ordine preciso, di modo da rendere il più possibile su carta stampata il modo in cui avviene la trasmissione di conoscenza tradizionale navajo.

La Nazione Navajo è più grande di dieci fra gli stati americani, con un’estensione di oltre 25.000 miglia quadrate. Ha quasi la stessa estensione degli stati di Rhode Island, Connecticut, New Jersey e New Hampshire messi insieme. E’ più grande di 1.120 acri dello stato della West Virginia. Grosso modo, è grande quanto l’Italia settentrionale. I suoi residenti (circa 160.000 secondo le stime ufficiali, almeno 100.000 in più secondi i dati reali) la chiamano spesso The Rez (“La Riserva”) in slang americano. “Dove sono tutti quanti?” è una domanda comune che si fanno i turisti che attraversano questa terra arida e sconfinata, bella e affascinante, comunque forte. Fatta eccezione per qualche hogan isolato visibile dalla strada, infatti, o per le comunità urbane di Chinle, Window Rock, Shiprock, Ganado, Kayenta, Tuba City, Tsaile, Lukachukai e altre, la riserva può sembrare a prima vista disabitata durante il giorno. Ma spostandosi di notte lungo una delle strade che l’attraversano senza mai fare una curva per miglia e miglia, improvvisamente appaiono luci e lucine distanti a rivelare case e abitazioni apparentemente disperse in quella grande vastità, come stelle cadenti che punteggiano il deserto.

La terra dei Navajo è racchiusa fra quattro grandi fiumi, due dei quali sono il San Juan e il Colorado, e fra quattro montagne sacre, ciascuna associata a una divinità e a un colore. Ad Est vi è il Blanca Peak (4.363 m), colore bianco, che rappresenta Donna Conchiglia Bianca; a Sud il monte Taylor (3.471 m), colore azzurro, a rappresentare Donna Turchese; a Ovest l’Humphrey’s Peak delle montagne di San Francisco (3.861 m), colore giallo, a simboleggiare Donna Abalon; e a Nord l’Hesperus Peak (4.030 m), colore nero, a rappresentare Donna Ossidiana. Oltre la parte principale della riserva Diné, che comprende al suo interno anche un’altra riserva, quella della Nazione Hopi, il territorio della Nazione Navajo comprende anche le riserve di Ramah, Canoncito e Alamo. I diversi ambienti riscontrabili vanno dalla foresta di conifere subalpina al deserto.
Corallo -Importato dall’area del Pacifico da tempo immemorabile, è simbolo di protezione.
Turchese -Per i Navajo significa fecondità, prosperità materiale e spirituale, buona fortuna. Ne esistono vari tipi, a secondo della cava in cui viene estratto. In genere, comunque, il turchese americano è più tendente all’azzurro di quello asiatico, con maggiori venature verdastre.

Ti invito a visitare l’immensa bellezza del terreno Navajo.

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