Il mito del Cavallo


La simbologia legata alla figura del cavallo è molto vasta in quanto legata a svariate culture, ma uno dei ruoli che maggiormente hanno caratterizzato la sua figura è quello di guida dell’uomo nei mondi spirituali.

Nella memoria di tutti i popoli sembra radicata la convinzione che associa il cavallo alle tenebre del mondo ctonio, sia che esso emerga dalle viscere della terra, o che scaturisca dal mare.  Figlio della notte e del mistero è quindi portavoce di morte, ma anche di vita, essendo appunto legato sia all’elemento distruttivo del fuoco, sia a quello fertile dell’acqua. E’ figura indissolubile dalle esperienze sciamaniche di tutto il mondo, compagno di viaggio di uomini sacri che affrontano il pericolo dell’ignoto di altre dimensioni ritornando indenni al mondo di sopra, anche grazie alla loro presenza.

.Per i Nativi Americani, che lo hanno conosciuto solo in tempi relativamente recenti, rappresenta un dono divino per gli aspetti materiali del suo utilizzo, mentre simbolicamente è l’incarnazione del potere divino che si manifesta tramite questo animale e che nelle visioni degli uomini sacri più importanti di questo popolo funge da vera e propria guida per il contatto con il Grande Spirito.

Anche nella steppa dell’Asia Centrale il cavallo è vero e proprio psicopompo che agisce in qualità di guida quando in lui decide di manifestarsi uno spirito superiore e può fungere così da intercessore al quale l’eroe si affida una volta lasciato il mondo superiore.  Ma il cavallo è presente anche nei riti dionisiaci e panteistici che celebravano la fertilità e che erano officiati in onore delle divinità rappresentanti la sensualità più sfrenata e così pure posto di rilievo aveva nei riti di iniziazione.
In Asia Minore gli iniziati ai Misteri chiamavano se stessi “ i cavalcati dagli Dei” e numerose sono le figure e le rappresentazioni ippomorfe ritrovate in diverse parti del globo. Anche nella letteratura la presenza del cavallo è notevole ed influenza molte figure, ad esempio le protagoniste dei racconti mitologici che narrano di orge bacchiche avevano nomi magici in cui frequentemente era presente il suffisso ippo.

Quindi altro valore simbolico di questo animale è quello di espressione delle componenti bestiali dell’uomo, quelle più libere ed istintive, incarnandone l’ardore e la fecondità anche sessuale.
In questo senso, anche i termini quali “puledro”, “giumenta”, “cavallo” e l’espressione “cavalcare” assumono un significato erotico ambiguo che ha ispirato poetiche sia antiche che in tempi recenti.
Per le popolazioni di agricoltori questo animale incarna quindi la forza fecondante e vitale che può assicurare delle messi abbondanti.

A Roma ad esempio, gli esemplari destinati alla cavalleria venivano consacrati a Marte all’inizio delle campagne militari, ma al termine di queste, sei mesi più tardi, se ne sceglieva uno da sacrificare il 15 ottobre, cioè all’indomani del raccolto. Il cavallo veniva prima purificato, poi la testa veniva decorata con chicchi di grano in modo da rappresentare anche visivamente lo spirito di quella semente. Dopo averlo ucciso, la coda dell’animale veniva mozzata e ancora colante di sangue era portata all’interno del palazzo del sovrano in modo da segnarne la casa., poiché per i romani, proprio come succede analogamente in Africa con il bue, è nella coda che si concentra la fertilità.
Anche la testa veniva tagliata per poi essere inchiodata all’ingresso di una fortezza, in modo che ognuno potesse godere della vista e dei benefici influssi che essa emanava.
Il cavallo come animale che incarna lo spirito del grano è presente in altre culture, e ritualizzato talvolta in modo meno cruento: in Francia e Germania ad esempio l’esemplare più giovane e quindi vitale veniva circondato dalle genti del villaggio, festeggiato e vezzeggiato con cure particolari in modo da assicurarsi un buon raccolto e quindi un inverno clemente.  Un’altra espressione del suo valore simbolico come procacciatore di abbondanza e quindi di divinità delle acque, è quello che lo innalza a custode dei segreti di fertilità legati al sottosuolo: da questo, moltissime tradizioni, dall’Europa all’Estremo Oriente, lo ritengono capace di far sgorgare l’acqua dal terreno con un colpo di zoccolo: Pegaso stesso secondo la tradizione fiabesca fece scaturire la sorgente Ippocrene (Sorgente del Cavallo) nei pressi del bosco sacro delle Muse, ove esse si riunivano per danzare, poetare e cantare ispirate da tale acqua.

Ancora al cavallo si ricorre come avatar delle divinità della pioggia e alcune popolazioni africane ancora oggi per invocare questi spiriti benefattori, praticano delle cerimonie durante le quali cavalcano cavalli di legno.

Esso è anche simbolo di nobiltà e mobilità, di libertà , di spirito indomito e battagliero, ispiratore quindi sia di guerrieri che di individui appartenenti alle classi sociali più elevate che della sua immagine si fregiavano.
Per questo motivo, se in diverse culture lo ritroviamo come animale sacrificale e strumento di divinazione, in molte altre era considerato atto sacrilego ferirlo o ucciderlo negli scontri, arrivando a considerare l’animale stesso un guerriero, e non solo semplice mezzo per attuare determinate strategie.
Nelle epopee celtiche il cavallo-guerriero è onnipresente e se ne ha testimonianza anche grazie al ritrovamento di alcuni tesori: ad esempio, nei pressi di Loiret (più precisamente a Neuvy-en-Sullias) è stata ritrovata un’immagine votiva di un cavallo con un’iscrizione a Rudiobus (Il Rosso), che è il cavallo di colore fulvo, appunto, presente nell’Apocalisse e che annuncia guerra e spargimento di sangue.
Nei templi gallici sono diversi i ritrovamenti di cavalli votivi, di statuette bronzee ed in argilla che ci fanno capire l’importanza di questo animale nella vita spirituale del popolo dei Celti, per i quali è soprattutto simbolo di regalità e animale sacro per eccellenza, e ricopre un ruolo di estrema importanza durante il ciclo della fertilità.
Nelle cerimonie di insediamento del sovrano irlandese esisteva un rituale che ci è stato riferito da Schroder e risalente al XII secolo secondo il quale il re per essere considerato tale doveva mettersi a quattro zampe e mimare il rapporto sessuale con una cavalla bianca.
La carne della giumenta sacrificata veniva poi bollita e spartita tra gli invitati del banchetto, senza che il futuro re vi partecipasse (ma secondo un’altra versione, era invece il sovrano l’unico a potersene cibare).

In seguito, egli doveva lavarsi ritualmente nel calderone contenente il brodo di cottura.
Analizzandone gli aspetti, è evidente vedere come il re assuma tramite questa cerimonia il ruolo di divinità e fecondi la terra, rappresentata dalla giumenta, e che l’immersione nel brodo simbolizzi un regressus ad uterum. Così da questo bagno il sovrano rinasce come iniziato ai poteri più profondi e sottili della Madre Terra, rappresentata dal caldaio.

In questo modo egli acquista una condizione sacrale necessaria ad esercitare la regalità…

A livello mitologico, altri cavalli diventati celebri sono quelli che l’eroe Cuchulain possiede. Animali dotati di intelligenza umana che provengono dall’Altro Mondo e dove tornano dopo la morte del guerriero:
uno è il Grigio di Macha che rifiuta di farsi attaccare al carro dell’eroe che si appresta a partire per l’ultima battaglia e versa per lui lacrime di sangue; l’altro è lo Zoccolo Nero, che si annega per il dolore della perdita. L’eroe Irlandese Conal I Cernach possiede un cavallo con testa canina, il Rosso di Rugiada, che ha un ruolo fondamentale in battaglia, in quanto aiuta il proprio guerriero dilaniando i fianchi dei nemici.

In conclusione, il cavallo costituisce senza dubbio uno degli archetipi fondamentali nella nostra memoria ed è senz’altro il più diffuso e presente animale nel bestiario simbolico di tutti i popoli insieme all’unico che forse può pretendere un’egemonia maggiore: il serpente.

In alcune culture addirittura questi due simboli si uniscono dando vita ad esseri oppido-ofidi come ad esempio il cavallo-drago Lung-Ma della tradizione cinese.

Essere meraviglioso difficilmente domabile, almeno nella propria essenza, è facilmente comprensibile come abbia conquistato un posto così rilevante nel corso dei secoli: che sia bianco come la luce a rispecchiare la divinità che incarna, oppure nero come gli inferi di cui pure si fa talvolta messaggero, che sia quindi legato all’acqua, al fuoco oppure all’aria nella quale vola trainando carri divini ed eroi, il cavallo è soprattutto manifestazione di vita e di continuità, di morte e di pericolo, quindi degli elementi fondamentali della vita di ognuno di noi, che si dispiega in una perpetua alternanza di luce e di ombra.

Autore Mestrez a Louarn | Pubblicato il 15/05/2002

 

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